Intervista esclusiva all'Amb. Stefano Ravagnan al termine del suo mandato ad Astana (di Eugenio Novario)

  • Italia e Kazakhstan un icastico esempio di special relationship che il nostro paese ha saputo costruire nel tempo: può definirne i contorni ed i passi fondamentali?
    Credo che il punto di partenza sia stato il contributo cosi’ significativo di nostre imprese, già all’indomani dell’indipendenza del Kazakhstan, in  settori-chiave per il Paese, energia e infrastrutture. ENI, Todini e Renco furono tra le prime grandi imprese straniere ad entrare nel mercato kazako e acquisirono una credibilità che dura ancora dopo un quarto di secolo; molte altre imprese sono arrivate nel frattempo e suscita una certa soddisfazione ad esempio vedere gli autobus dell'Iveco assicurare il trasporto urbano di Astana. Notevole è la nostra presenza anche nel settore dei macchinari per agro/business ed allevamento, così come è qui molto apprezzato il “made in Italy” che si esprime nell'abbigliamento, arredamento e prodotti alimentari di qualità.
    Ma credo sia stata e sia tuttora molto importante la componente umana e culturale. Nei tanti incontri che ho avuto in questi anni ho sempre riscontrato un’immediata simpatia e curiosità verso il nostro Paese ed organizzare eventi di promozione culturale in collaborazione con le istituzioni locali o singoli artisti è stato uno dei settori più stimolanti della mia attività. Constato con soddisfazione anche la crescita di interesse per le nostre Università, gli iscritti provenienti dal Kazakhstan sono ancora pochi in termini assoluti, 75, ma raddoppiati in soli due anni. Ed è importante anche la rete di accordi inter-universitari sempre più estesa ed articolata, che coinvolge Università di quasi tutte le città kazake.

    Oltre all’Expo che sarà oggetto della prossima domanda quali sono stati i momenti più rilevanti del suo quadriennio di Ambasciatore ad Astana?
    Citerei in particolare: la visita all'isola artificiale di Kashagan, una meraviglia tecnologica, assistere al lancio di astronauti da Bajkanour, una gita nel Mengystau, terra di moschee sotterranee tra canyons e cammelli, lo spettacolo delle montagne dell'Altay, le mandrie di cavalli sulla steppa gelata viste dal treno. Sul piano umano aggiungerei la giornata di chiusura del nostro padiglione in Expo, un momento di grande emozione dopo avervi trascorso 3 mesi così intensi.

    L’Expo è stato sicuramente un’occasione ed una vetrina per le aziende e per le regioni italiane quale eredità ci lascia la partecipazione a questa importante manifestazione?
    L’Italia è stata citata dagli organizzatori di Expo, insieme alla Cina, tra i Paesi più attivi nel portare delegazioni ad Astana e molto ha contribuito la strettissima sinergia che abbiamo avuto con ICE. Ritengo inoltre che sia stato molto utile, in una prospettiva anche di medio-lungo termine, coinvolgere direttamente le nostre Regioni, ciò che ha consentito di diffondere la conoscenza di questo Paese. Ogni Regione è venuta infatti con delegazioni che includevano funzionari, professori universitari, esperti, imprenditori, artisti. Alcuni progetti presentati in Expo stanno già muovendo i primi passi, in altri casi si tratta di strutturare la collaborazione nelle sedi preposte, ad esempio la Commissione Economica Mista prevista il prossimo febbraio.

    Il Kazakhstan tra competizione e cooperazione regionale quali sono secondo Lei gli snodi futuri che dovrà affrontare questo affascinante paese?
    Credo che lo sforzo dell’intera Asia Centrale per affermarsi come hub di commerci e contatti tra Oriente e Occidente, uscendo da una certa marginalità legata a fattori storici oltre che geografici, passi attraverso la capacità dei Paesi dell’area di superare vecchie rivalità e divisioni, realizzare una vera collaborazione e presentarsi agli attori esterni in maniera più coesa e coordinata. E’ quindi molto interessante la dinamica avviata dalla nuova politica di vicinato dell’Uzbekistan che in un solo anno ha già conseguito importanti risultati nei confronti del Kazakhstan, che ha subito risposto positivamente ai segnali di Tashkent, come anche del Kyrgyzstan. Favorire la cooperazione regionale e’ del resto uno dei pilastri della Strategia dell’Unione Europea per l’Asia Centrale, che ora trova un terreno fertile a vantaggio innanzi tutto dei Paesi dell’area .

    In una ipotetica road map per ancora intensificare i rapporti Italo kazaki quali a suo giudizio punti salienti?
    Sul piano economico ritengo vadano seguiti con interesse i progetti in campo agricolo/allevamento e per le infrastrutture, oltre che, nel medio termine, quelli nel settore delle energie rinnovabili stimolati dall’esperienza di Expo. Credo inoltre molto nelle iniziative, come quella dell’apertura di un centro di cultura kazaka a Venezia o i sempre più frequenti eventi culturali incrociati organizzati nei due Paesi. Vorrei anche citare l’importanza di un maggior ruolo dei rapporti tra Regioni dei due Paesi, alcune di quelle kazake sono molto attive, non solo Astana e Almaty, ma anche altre quali Uralsk, Pavlodar, Shymkent.
    Non nascondo infine che il sogno di ogni Ambasciatore italiano ad Astana è vedere l’avvio di collegamenti aerei diretti con il Kazakhstan, essendo noi l’unico tra i principali partners europei a non averne. Partirò senza aver realizzato quel sogno, ma almeno se ne sono poste le basi grazie alle intese di settore sottoscritte a inizio mese tra le Autorità aeronautiche dei due Paesi e chissà che nel prossimo viaggio da turista in Kazakhstan io possa venire con un volo diretto da Roma o Milano.
  • Fonte: Eurasian Business Dispatch n 35 dl 20/12/2017




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